Sogni in revisione

Domani cade una di quelle date che gli eventi hanno cerchiato in rosso sul mio calendario personale. Gli anni scorrono indifferenti, ma inevitabilmente inciampano in quei cerchietti rossi sparsi qua e là nella memoria.

Domani ricordo uno dei giorni memorabili della mia vita, il giorno in cui i miei sogni adolescenziali presero forma e, per la prima volta, mi mostrarono la distanza che ci separava.
Io laggiù distaccata e intimorita, loro lassù lontani e inafferrabili.

Oggi ripenso a quel fatidico giorno di parecchi anni fa e mi riscopro giovane Shilin impreparata a credere in sogni così grandi e apparentemente fuori dalla sua portata.
Giovane Shilin che avrebbe rinunciato, si sarebbe ritratta alla vista e avrebbe ceduto i suoi sogni al miglior offerente.

Tempo dopo la vita l’avrebbe riportata nello stesso luogo e quel lassù così lontano e inafferrabile sarebbe diventato il “suo” lassù. Si sarebbe rivista inconsapevole Shilin e si sarebbe chiesta: “Che cosa ci faccio io qui? Come ci sono arrivata? Cosa significa?”

Il momento era ormai passato, ma lei non poteva ignorare l’ironia del destino che tanto tempo dopo l’aveva condotta proprio là dove pensava non avrebbe mai potuto giungere.

Domani ricordo la giovane Shilin e nel frastuono della quotidianità le concedo un nuovo momento per sognare.
Per quanto stupidi e grandiosi, i nostri sogni sono una delle parti migliori di noi e il mio più grande rammarico oggi è proprio quello di non aver avuto abbastanza coraggio per crederci.

Ricordo l’adolescente sognatrice di terre lontane, curiosa e magicamente convinta di essere nata per realizzare un obiettivo importante. Ricordo quella buffa creatura gioiosa e malinconica, testarda e insicura con il rimpianto di chi non ha saputo proteggerla e ha permesso il suo lento assassinio.

La Shilin di oggi non è né migliore né peggiore rispetto a quella di ieri, ma è molto più infelice, vittima di una tristezza irrazionale, una di quelle tristezze che si manifestano solo quando i motivi per provarla sono ridotti al minimo.
L’infelicità di chi non ha nulla e vive nella speranza di un domani migliore è pragmatica, tangibile, razionale, riducibile.
L’infelicità di chi ha ottenuto ciò a cui aspirava è irrazionale, oscura, asfissiante, incontrollabile. Si dice sia l’infelicità dell’egoista, dell’insoddisfatto. Io penso sia piuttosto l’infelicità di chi scopre di essersi compromesso troppo per raggiungere obiettivi che si sono infine dimostrati inadatti alla sua natura.

Non volevo essere questa persona, non avrei voluto scappare, nascondermi, inveire contro i miei sogni e le persone che ne facevano parte.
Non mi sarei piaciuta se mi fosse stato detto chi sarei diventata. Forse, scopro ora, se mi fossi veramente amata sin dall’inizio non avrei accettato di compromettere né sogni né verità personali.

Il tempo per cambiare, però, non giunge mai a sproposito e domani potrebbe essere il mio.
Mi sento pronta. Ho bisogno di cambiare, di rivedere i compromessi, di riscoprire i grandi sogni negati e di considerare obiettivamente le mie attuali possibilità di realizzarli. Nonché quelle future.

Lascia un Commento